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samantha



PISCIAMI ADDOSSO
VOGLIE HARD
GIOCHI SENZA PUDORE
Mi girai allora verso di lui, ed inizia a farlgi un pompino lungo e avvolgente, con la mia lingua che giocava su tutta la lunghezza della sua asta. Il suo cazzo non accennò neanche per un attimo ad afflosciarsi e anzi, diventava ad ogni passata più grande e pulsante. Lui intanto iniziò a giocare con i miei capezzoli: sentivo come me li strizzava, e sentivo che erano diventati duri come due pugnali. Me li feci allora succhiare: sentii la sua lingua che si muoveva da un seno all’altro, poi scendeva sulla pancia, s’insinuava nelle mie labbra, e risaliva fino a ingoiare ancora una volta i miei seni.

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Raggiunsi l’orgasmo, e mio fratello se ne accorse, perché si sedette sotto di me ed iniziò a succhiare tutti i miei umori, che continuavano a uscire dalla mia vagina trastullata. Poi si rialzò, e mi spinse la lingua in bocca: il suo sapore misto a quelli del mio liquido vaginale, mi fece eccitare ancora di più. Mi misi alla pecorina, e lo pregai di sodomizzarmi più forte che poteva. Mi prese per i fianchi, e iniziò a premermi il suo membro contro le natiche: ormai la mia voglia era alle stelle: gli dissi di incularmi, che non ce la facevo più ad aspettare; lui, con un colpo secco, mi penetrò ed iniziò a pomparmi come un toro. Quando mi venne dentro, ricordo che sentii i fiotti del suo caldo sperma arrivarmi fino in pancia, mentre la nostri mani continuavano a incontrarsi sopra il mio clitoride. Poi mi venne un’idea. Dopo qualche minuto, gli chiesi di penetrarmi ancora nel culo, ma invece di aspettare un suo nuovo orgasmo, gli chiesi di pisciarmi dentro. Lui non capì, ma io glielo ripetei: Si, amore, pisciami dentro! Dopo qualche istante, sentii il suo caldo piscio entrarmi in culo, ma naturalmente un po’ ne usciva, ed iniziò a colarmi addosso. Mi girai, gli afferrai il cazzo con entrambe le mani, e me lo infilai in bocca. Iniziai a bere da lì la sua cascata calda, che mi riempiva la bocca e quasi non mi dava respiro. Poi, finito quel suo bisogno, iniziai a ripulirgli per benino l’uccello, ringraziandolo per quella bella bevuta.

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